Stardust | Recensione
- Laura

- 7 mar 2020
- Tempo di lettura: 5 min
Ciao a tutti amici lettori!
Sono davvero emozionata e devo ammettere che mi tremano un po' le dita, ma si sa che un blog non è tale senza articoli. Quindi finalmente posso dirlo ad alta voce: ecco la mia prima recensione!
Per questa importante occasione non potevo che scegliere uno dei miei libri preferiti in assoluto: Stardust di Neil Gaiman.
Ho scoperto questa storia grazie alla sua trasposizione cinematografica e della sua prima visione conservo uno dei ricordi a me più cari: mia sorella minore ed io che mangiamo schifezze sul divano guardando la televisione in una delle rare sere in cui i nostri genitori non c'erano. La storia e l'atmosfera creata hanno reso una serata già di per sé speciale, qualcosa di davvero magico.
Ma di cosa parla questo libro? Andiamo con ordine.
Prima di tutto: l'autore. Neil Gaiman è, cito testualmente dall'onnisciente Wikipedia, uno scrittore, fumettista, giornalista e sceneggiatore televisivo e radiofonico britannico. La prima volta che ho visto una sua foto ho pensato che solo una persona così - con l'aria apparentemente pacata, i capelli neri scompigliati e gli occhi di chi ha visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare - può scrivere dei libri come i suoi.
La sua scrittura è fresca e allo stesso tempo antica, con degli echi che risvegliano reminiscenze di tempi andati, di storie raccontate davanti al fuoco e tramandate a voce. Il suo linguaggio è semplice ma in grado di evocare, con descrizioni di poche parole, paesaggi vividi e palpabili.
Subito a est di Wall si erge un alto muro di roccia grigia, dal quale prende nome la città. Il muro, antico e fatto di blocchi quadrati di granito grezzo, parte dal bosco e al bosco ritorna. Nel muro c'è un unico varco: un'apertura larga meno di due metri immediatamente a nord del villaggio. Oltre quella porta si intravede un grande prato verde; e oltre il prato, un ruscello; e oltre il ruscello, gli alberi. Di tanto in tanto, in lontananza fra gli alberi, si scorgono figure e sagome. Sagome enormi e strane e cose piccole e scintillanti, che brillano e poi svaniscono.
La maggior parte delle sue opere vengono definite come "fiabe per adulti", ovvero delle storie che apparentemente ricalcano i canoni di una fiaba classica ma che poi divergono con particolari inaspettati. Stardust, infatti, ad un primo sguardo, ha tutti gli ingredienti giusti: un tipico villaggio rurale inglese che confina con un mondo magico, un ragazzo che compie un lungo viaggio per conquistare il suo Vero Amore, una strega cattiva pronta ad uccidere per perseguire i suoi scopi, delle formule magiche che richiamano le filastrocche per bambini.
"Quanto manca per Babilonia" recitò Tristran, mentre attraversavano il bosco grigio. "Venti leghe, signor mio. Vi giungerò a lume di candela! Andata e ritorno, signor mio. Se l'andatura è svelta e leggera Vi giungerai a lume di candela." "Proprio questa" disse l'omino peloso muovendo la testa da una parte all'altra come se fosse preoccupato o leggermente nervoso. "È solo una filastrocca" disse Tristran.
Ed è proprio sugli elementi più classici che Gaiman opera il vero stravolgimento: a partire da Tristran, il protagonista della storia, tutt'altro che il classico principe azzurro senza macchia e senza paura, specializzato invece in scelte alquanto opinabili frutto della sua giovane età e del suo travolgente amore; passando per Yvaine, descritta come la più classica delle donne eteree e bellissime, invece ribelle e dal carattere scontroso e irascibile; per arrivare alla distonia più forte di tutte, una magia vincolata a regole ferree, dalle cui conseguenze non si può sfuggire, nemmeno se si è i protagonisti della storia. I personaggi in Stardust tentano e falliscono, cadono e si rialzano, ma non senza conseguenze: le ferite non guariscono per magia, ma sono permanenti, ricordi tangibili della strada percorsa.
C'era una volta un giovane che desiderava ardentemente soddisfare le proprie brame. E fin qui, per quel che riguarda l'inizio del racconto, non v'è nulla di nuovo (poiché ogni storia, passata o futura, che narri di un giovane potrebbe cominciare alla stessa maniera). Ma strano era il giovane e strani i fatti che lo videro protagonista, tanto che egli stesso non seppe mai come andarono veramente le cose. La storia ebbe inizio, come molte altre storie dei tempi andati, a Wall.
Gli elementi che rendono questo uno dei miei libri preferiti sono molteplici, alcuni razionalizzabili, altri meno: ho sempre avuto una vocazione particolare per la narrativa fantasy e in questo libro ritrovo tutti gli elementi, peraltro che ho già citato poco sopra, che mi appassionano in una storia e che mi fanno sognare ad occhi aperti. La chiave moderna e adulta inoltre mi permette di immedesimarmi, di non dover superare a fatica i dettagli zuccherosi e stucchevoli tipici delle fiabe per bambini, ancora ignari degli ostacoli che ognuno di noi è chiamato ad affrontare nel corso della propria vita. Per ultimo, ma non meno importante, questa per me è una di quelle storie che cambia totalmente ad ogni lettura: i personaggi sono così profondi, le loro azioni così vere, che l'interpretazione dei loro gesti varia non solo da persona a persona, ma anche dal momento della vita che si sta vivendo. E' come se, in qualche modo, questo libro crescesse con me, con la percezione che io ho del mondo e di me stessa.
Da adolescente non mi ero mai troppo soffermata sulle figure femminili presenti nel libro, troppo presa, forse, dallo svolgersi della trama: la strega era una semplice strega, la madre una madre assente e appena accennata, Yvaine una ragazza un po' scialba con dei sentimenti apparentemente contrastanti. Crescendo, soprattutto con l'ultima rilettura di qualche giorno fa, mi sono chiesta come avessi fatto a non rendermi conto di quanto queste fossero in realtà forti, coraggiose, coerenti con sé stesse, vere motrici di tutta la storia.
"Credi di essere sotto incantesimo, bel Dunstan?" "Non saprei." La fata rise. Il suono della sua risata assomigliava a un ruscello che gorgoglia sulle rocce e sui sassi.
Ma, in fondo, è il titolo stesso che ci suggerisce questa chiave di lettura: il libro non si intitola "Alla conquista del vero amore" ma "Stardust", ovvero "Polvere di stella". Polvere le cui particelle si depositano su tutto ciò che è immobile e che noi stessi agitiamo a causa del nostro movimento, del nostro lento progredire nel corso della vita. Ed è proprio Yvaine, la stella del vespro, che con il suo movimento, con la sua rovinosa caduta, agita tutto ciò che ha intorno, rimescolando le vite dei personaggi che incontra nel corso del suo zoppicante cammino. È lei il motore di tutte quelle particelle che, altrimenti, si sarebbero arenate in vite piatte e immobili.
Si mise a contemplare le stelle, che gli parvero ballerine maestose e leggiadre, impegnate in una danza complessa e quasi inesauribile. Immaginò di vederne il volto: erano pallide e sorridevano aggraziate, come se avessero trascorso così tanto tempo sopra il mondo, a guardare le fatiche, le gioie e i dolori dell'umanità, da non poter fare a meno di divertirsi ogni volta che un altro piccolo essere umano si credeva il centro dell'universo, proprio come succede a ognuno di noi.
Incredibile ma vero cari miei, siamo arrivati alla fine di questa mia prima recensione.
Come penso abbiate intuito, questo è un libro molto importante per me e che non posso non consigliare a chiunque, giovani e meno giovani, per poter sognare ad occhi aperti rimanendo con un piede a terra o per poter riscoprire la magia anche a chi pensa di averla persa strada facendo.
★ 5/5 ️★

Stardust, Neil Gaiman
Mondadori | € 9,00
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anche in lingua originale



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