Locke & Key: una Tempesta annunciata
- Laura

- 17 mar 2020
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 8 apr 2020
Ben ritrovati miei cari topolini di biblioteca!
Siete pronti per la seconda recensione?
Questa volta voglio parlarvi di un fumetto che ho letto nelle ultime settimane: Locke & Key, scritto da Joe Hill e disegnato da Gabriel Rodriguez.
Devo ringraziare di cuore un mio caro amico, divoratore di fumetti quasi più di quanto io lo sia di libri, per avermi convinto a leggere questa serie.
Avete mai visto una foto di Joe Hill? (Si, lo so, ve l'ho detto anche di Gaiman, ormai penserete che sono una stalker di scrittori) Non vi ricorda qualcuno? Be, dovrebbe, perché costui altri non è che il figlio di Sua Maestà, il Re del Brivido, Stephen King, e del padre non ha preso solo la somiglianza fisica.

La storia mette bene in chiaro le cose fin da subito: questo non è un fumetto per deboli di cuore o facilmente impressionabili. Già dalle prime pagine infatti ci troviamo davanti a sangue, violenza, dolore e soprattutto un omicidio.
Rendell Locke è stato brutalmente assassinato davanti ai suoi figli, Tyler, Kinsey e Bode, e sua moglie, Nina.
I quattro, ancora sconvolti per la perdita, cercano di lasciarsi tutto alle spalle e si trasferiscono nell'antica casa di famiglia dei Locke, la keyhouse.
La trama inizialmente sembra essere tutto sommato lineare: scopriamo fin da subito che c'è qualcosa di magico, di mistico quasi, nella casa e che c'è un'entità malvagia che sta tramando qualcosa e che farà di tutto per portare a termine i suoi scopi. I nostri tre fratelli sembrano i classici protagonisti che dovranno sconfiggere il cattivo imparando ad utilizzare l'eredità del padre.
Non passa molto tempo però prima di rendersi conto che c'è un'altra storia che deve essere raccontata, ed è proprio quella di Rendell che in quella casa, che a tratti sembra quasi possedere una vita propria, ci è cresciuto e ha condiviso scoperte e avventure magiche con i propri migliori amici.
Le vicende del presente e del passato si susseguono e si intrecciano in un continuo rincorrersi e riecheggiarsi, simili eppure diverse: si può cambiare il presente imparando dagli errori del passato?

La linea narrativa del passato mi ha catturato quasi più di quella del presente, soprattutto per la foto che vedete qui sopra.
Avete mai letto un libro e avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di più?
Come se l'autore stesse cercando di dirvi qualcosa, di suggerirvi un collegamento, un significato più profondo e vi avesse lasciato una scia di sassolini bianchi che non si sa bene dove portino?
Il primo sassolino per me è stata proprio quell'immagine: una foto di gruppo di Rendell i suoi migliori amici subito dopo aver interpretato uno spettacolo tratto da La Tempesta di Shakespeare.
La storia narra di un mago, Prospero, che scatena una fortissima tempesta per far naufragare nell'isola, in cui anni addietro è stato relegato insieme alla figlia, i responsabili della sua fine e punirli per tutto il male che gli è stato fatto.
Una scelta casuale o ci sono dei collegamenti tra le due opere?
Ho quindi deciso, da appassionata di Shakespeare quale sono, di andare a rileggere quest'opera e cercare di capire se effettivamente ci avevo visto giusto. (SPOILER: ho trovato collegamenti a bizzeffe)
Prima di tutto: i personaggi.
In una scena del secondo volume si vede che Prospero è interpretato da Rendell: egli è il protagonista della vicenda, come già prima vi accennavo, un uomo derubato del suo titolo nobiliare che viene abbandonato con la figlia neonata Miranda su un'isola deserta. Nonostante la vicinanza e l'amore di sua figlia è un uomo solo, schiacciato dal peso del passato che gli grava sulle spalle come un macigno proprio come Rendell, che non racconterà mai in prima persona alla sua famiglia i fatti che lo hanno portato ad abbandonare la sua casa.
Come ne La Tempesta anche in Locke & Key non c'è un antagonista definito: ci sono sì dei personaggi che potremmo definire "cattivi", che fanno o hanno compiuto del male, ma più si svolge la trama più ci rendiamo conto che questa definizione è superficiale e inadatta, tanto che alla fine del racconto viene da chiedersi se siano davvero malvagi e non piuttosto delle conseguenze a situazioni o scelte infauste.
Un parallelo con quello che possiamo definire il cattivo di Locke & Key (che ovviamente non vi svelo) si trova con Calibano, l'unico abitante autoctono dell'isola dall'aspetto grottesco. La sua natura di mostro ci viene presentata senza filtri, in balia dei suoi più biechi istinti, odia Prospero e dice di essere prigioniero, nonostante egli lo abbia trattato con rispetto e gli abbia insegnato a comportarsi come un essere umano, a parlare la sua lingua e a leggere.
Nonostante faccia di tutto per uccidere il vecchio, alla fine della storia si redime, comprendendo finalmente tutte le buone azioni compiute nei suoi confronti e mostrando un lato di sé molto più umano di quanto aspettato. Così come Calibano, anche il mostro del nostro fumetto si comporta secondo la sua natura ma alla fine fa emergere, anche se in un modo distorto e malato, un inaspettato lato umano.

Ma veniamo ora alla parte fondamentale: la magia che permea entrambe le storie. In entrambi i casi non si tratta di una magia innata in un personaggio, ma di una manifestazione attraverso degli oggetti: per Prospero si tratta di libro e bacchetta, ma anche di spiriti, come Ariel, per la famiglia Locke si tratta delle stravaganti chiavi, ognuna con un potere particolare. Troviamo, per esempio, la chiave che fa cambiare sesso, che fa crescere le ali, che trasforma in animali, e anche chiavi più interessanti, come quella che permette di guardare letteralmente all'interno della testa di una persona.
La magia quindi non è assolutamente buona o cattiva, ma è solo un mezzo, l'utilizzo che ne viene fatto è responsabilità del singolo, non ci sono dèi o divinità da pregare o maledire.
Il vero cuore in comune però non riguarda i personaggi o la magia, ma riguarda un tema molto più profondo: il perdono.
Un perdono non solo verso gli altri, ma soprattutto verso se stesso, che diventa accettazione dei propri errori e della pace e che porta alla sepoltura sia fisica che figurativa del passato, vero nemico di tutte le vicende.
Sono queste le basi che Joe Hill prende da un'opera così classica e allo stesso tempo è proprio qui che si vede la sua genialità perché non si limita a rubarle a Shakespeare, ma le rivede, rigira, stravolge al punto tale da renderle quasi irriconoscibili in alcuni punti, in altri diventando un vero e proprio retelling tanto la citazione diventa didascalica.

Non posso concludere questo articolo senza aver speso due parole sui disegni di questo fumetto. Una cosa è certa: anche Gabriel Rodriguez ha un certo gusto per le citazioni.
Voglio lasciarvi il gusto di scovarle da voi (anche perché quasi sicuramente me ne sono persa molte io stessa), vi cito solo, giusto per farvi capire, delle tavole interamente disegnate con lo stile di Calvin & Hobbes, ma soprattutto un'ombra proiettata sul muro che richiama chiaramente quella di Peter Pan.
In generale ho trovato lo stile perfetto per la narrazione, capace di esaltare e sottolineare i momenti più cupi con un tratto quasi abbozzato ma dal fortissimo impatto visivo.
Consiglio questi volumi a chi ha voglia di immergersi in una storia dalle tinte forti e cupe, piena di azione, di mistero e di magia, per lasciarsi inquietare ma alla fine anche riflettere su di sé e sulle proprie azioni.
★ 5/5 ️★
Cari miei topolini di biblioteca, vi ringrazio per avermi letto fin qui (siete stati bravi ad arrivare fino alla fine eh), spero che questa recensione vi abbia fatto venire voglia di leggere almeno una di queste due opere e se le avete già lette sono curiosa di sapere cosa ne pensate. Scrivetemi qui sotto i vostri commenti e a presto!

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